Introduzione storica

Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale e, il 10 giugno 1940, l’Italia fascista entra in guerra al fianco della Germania nazista, appena in tempo per essere partecipe della vittoria in Francia, ma Mussolini, non soddisfatto, pur sapendo dell’inadeguatezza dell’armamento italiano, inizia una sua guerra “parallela” per imporre l’influenza italiana sul Mediterraneo. Il 28 ottobre 1940 attacca la Grecia con la convinzione che i greci non si sarebbero battuti, invece le truppe italiane furono costrette a ritirarsi in Albania e senza l’aiuto dell’alleato tedesco sarebbero state sopraffatte.

Il 30 aprile 1941 le prime truppe italiane occupano l’isola di Cefalonia. E’ la Divisione Acqui da cui dipendeva anche il Comando Marina Argostoli, un reparto di Carabinieri ed uno di Guardia di Finanza, 12.025 uomini comandati dal generale Antonio Gandin. Le isole Ioniche, di cui Cefalonia è la maggiore, diventano un protettorato italiano, o meglio, territori annessi all’Italia e sottoposte ad un governatorato civile, affidato al gerarca Piero Parini. Fu varata come unica moneta valida sulle isole, la Dracma Ionica, distinta dalla Dracma Greca in vigore nel “vicino Stato Greco”; la nuova moneta fu introdotta nell’aprile del 1942, con cambio alla pari con la Dracma Greca. Nelle scuole fu imposto l’insegnamento in lingua italiana.

A parte queste imposizioni del regime fascista, la convivenza tra italiani e cefalioti,  nei due anni e mezzo di occupazione, fu serena.

Il 25 luglio 1943 in Italia cade il fascismo e Mussolini viene arrestato. Il 7 agosto 1943 sbarcano a Cefalonia, e si stabiliscono a Lixùri, le truppe tedesche affidate al tenente colonnello Hans Barge al comando del generale Hubert Lanz che si trova ad Atene L’8 settembre 1943, un messaggio registrato dal maresciallo Badoglio, in quel momento in “fuga” da Roma con la famiglia reale, è trasmesso dalla radio annunciando l’armistizio con gli anglo-americani. Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza>>.

Seguono lunghi giorni di vergognoso silenzio da parte dei comandi militari italiani, l’ultimatum dei tedeschi per la cessione delle armi, le trattative tra i due Comandi, poi l’isola è messa a ferro e fuoco dall’aviazione tedesca. Sbarcano di rinforzo le truppe speciali del colonnello Harald von Hirschfeld ed è la carneficina, esecuzioni in massa di uomini disarmati e derubati degli effetti personali, lasciati senza sepoltura ed in seguito bruciati o gettati in mare per non lasciare tracce.

LE DATE DELLA TRAGEDIA DEGLI UOMINI DELLA DIVISIONE ACQUI:

·        8 settembre 1943 – L’armistizio

Il generale Antonio Gandin, comandante della Divisione, apprese dalla radio il comunicato di Badoglio. Attese invano, quella notte e poi, “ulteriori notizie”, gli “ordini precisi” che mai arrivarono.

·        9-13 settembre 1943 – Le trattative

Iniziarono trattative estenuanti. I tedeschi chiesero la consegna delle armi nella piazza principale di Argostoli, promettendo l’evacuazione degli italiani. All’interno della Divisione, tra ufficiali e soldati, scoppiò la rivolta. Non si fidavano dei tedeschi. Si succedettero gli ultimatum, fino al primo scontro a fuoco. Il giorno 11, finalmente, partì da Brindisi, dove si era trasferito il Comando Italiano, un radiomessaggio che diceva di considerare i tedeschi come nemici. Gandin decise di consultare la truppa sui seguenti quesiti: contro i tedeschi, con i tedeschi, cedere le armi.

·        14 settembre 1943 – Il “referendum”

Nelle prime ore del giorno 14 giunge al Comando Divisione il risultato della consultazione tra la truppa. Combattere.

·        15-122 settembre 1943 – La battaglia di Cefalonia

Durante i combattimenti caddero 1.300 uomini sopraffatti dalla forza aerea tedesca (i micidiali Stukas), assolutamente abbandonati dal Comando Italiano di Brindisi e completamente ignorati dagli alleati anglo-americani, addirittura gli inglesi bloccarono due navi italiane partite da Brindisi autonomamente per il soccorso.

·        22 settembre 1943 – La resa e la rappresaglia tedesca

Verso le dodici del giorno 22 – esaurite le munizioni, interrotte le comunicazioni, annientati tutti i reparti – il generale Gandin si vide costretto a chiedere di trattare la resa che fu stipulata e concessa senza condizioni.

Accusati di “tradimento”, i militari italiani furono massacrati sistematicamente, i militari della divisione Edelweiss della Wehrmacht, in larga parte austriaci, non li considerarono prigionieri di guerra. Seguirono esecuzioni di massa per più di 5.300 tra ufficiali, sottufficiali ed uomini di truppa; fu vietato seppellire i cadaveri, venivano bruciati o fatti scomparire in mare. Dei superstiti, altri 3.000 morirono in mare, dentro le stive di navi saltate sopra le mine mentre erano condotti ai luoghi di prigionia (?). La Wehrmacht sparò sui naufraghi.

·        Novembre 1944 – La piccola rivincita

Fra i soldati rimasti sull’isola nacque il “Raggruppamento Banditi Acqui” per organizzare la guerriglia, insieme ai partigiani greci. I capitani Apollonio e Pampaloni – da poco rientrato a Cefalonia dopo aver combattuto sui monti dell’Epiro – “liberarono” Cefalonia insieme ai greci ed agli inglesi. Ciò che restava della Acqui ottenne dagli alleati di poter rientrare in patria con le armi e le bandiere.